Passa ai contenuti principali

festeggiamo il non-capodanno

Nelle ultime settimane è stato un fiorire di auguri, di liste di propositi da concretizzare nel nuovo anno e di elenchi di propositi da togliere dalle liste. Tradizioni che si rinnovano.
Smesse le festive vesti e rassettati i tavoli ora stendiamo di nuovo i fogli di carta per ricominciare nuovi progetti. Già, noi facciamo progetti e non propositi. Non auguriamo neppure. Ci impegniamo ogni ora del giorno, tutti i giorni, per trasferire le nostre poetiche, le conoscenze, le innovazioni nelle opere che progettiamo. Sia un dettaglio, una finitura, un recupero, un lembo di territorio o una costruzione.
Noi ci preoccupiamo dell'ambiente e di chi lo vivrà perché siamo architetti.


Commenti

Post popolari in questo blog

la quinta facciata

Le Corbusier diceva che è il quinto prospetto. Non è certo degno del grande maestro, anche se qualche assonanza c'è visto che si tratta di un asilo sulla copertura di un edificio, come nel caso dell'Unité, ma questo recente intervento fornisce l'abbrivio a qualche riflessione su uno dei lati nascosti dell'architettura. Anche nei nostri progetti tendiamo a trattare le coperture come un momento focale di ogni intervento, cercando di evitare a ridurre alla funzione di riparo e displuvio le falde o il piano sommitale dell'edificio. http://www.designboom.com/architecture/hibinosekkei-youji-no-shiro-ob-kindergarten-nagasaki-05-25-2015/ Recentemente il tema è stato affrontato anche in termini di sostenibilità energetica. Infatti è noto l'effetto di irraggiamento che hanno le coperture degli edifici nelle nostre città, se non adeguatamente progettate: è il cosiddetto effetto di "isole di calore", Ossia un innalzamento considerevole del calore dell...

riletto

Uno dei libri che rileggo è un libro di fotografie. Un caso curioso fare così attenzione al testo -ancor prima che alle illustrazioni- che introduce alle centinaia di fotografie che John Pawson ha scelto per dimostrare la poetica che caratterizza la sua esistenza. Minimum è il nome del libro -uscito per Phaidon ormai nel 2003- e anche dell'attitudine ontologica nella quale l'autore si riconosce. "Il minimum  può essere definito come la perfezione che un oggetto raggiunge quando non è più possibile migliorarlo per sottrazione". Difficile aggiungere -o meglio togliere- a questa definizione escatologica, oltre la quale si pone il nulla, il limite estremo che costruisce le esperienze visive riportate nel volume e riordinate in paragrafi: massa, luce, struttura, rituale, paesaggio, ordine, contenimento, ripetizione, volume,essenza, espressione. John Pawson è architetto e queste sono categorie con le quali costruisce una propria teoria e una propria poetica di architettura...

nuovi broletti

Una delle scorse sere ho avuto modo di verificare quale potenza sia connaturata nell'architettura. Si trattava di un incontro organizzato dai partecipanti del Workout Pasubio che, a due mesi dall'evento in cui si dibatteva in prima istanza del futuro dell'edificio della fabbrica dismessa ex-Manzini di Parma, si sono ritrovati per confrontarsi su quali eventuali iniziative produrre nei prossimi sei mesi all'interno di quegli spazi. http://www.workoutpasubio.it/ Percorrendo l'unica traccia conduttrice della sostenibilità economica delle proposte, sono emerse idee e atteggiamenti contrastanti: pragmatiche repliche di manifestazioni consolidate, luogo per mercatini, spazi pop-up di co-working, sede per sport acrobatici e via discorrendo. Tra lo sbaraglio di fare e incastrare tutto, e il freno a mano dello spauracchio di preventivi business-plan, quello che è emerso è il potere attrattivo di certi spazi. L'indifferenza verso un pez...