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Si è appena concluso Mercanteinfiera e noi Gazza Massera Architetti -essendo molto attenti all'innovazione quanto curiosi delle tracce del passato- siamo andati a visitarla nei giorni dell'allestimento. Tra gli stand cagnolini di minuscola taglia, educatissimi, con soprabitini e al guinzaglio, come se piovessero. Su un espositore di cartoline e libri d'arte vengo chiamato da pochi numeri di Casabella e con essi inizio un sordo dialogo, attorniandomi di fantasmi, ricordi di lezioni al Politecnico, aneddoti di Aurelio Cortesi, e discussioni con i colleghi, avendo come interlocutori le pagine di queste riviste in disarmo. La prima che scelgo è il numero 220, mitico quanto il recente 666 con gli interventi sul tema della composizione architettonica di Giorgio Grassi e Rafael Moneo (personalmente l'apice della direzione Dal Co). Il 220 mi sbandiera subito un comitato di redazione quasi fosse l'Olimpo, al quale credi o non credi, dentro o fuori. Una paginetta a bandiera ...

Appunti sul museo Quai Branly

La visita del museo, che raduna una serie di collezioni etnoantropologiche fino ad allora disperse in piccole sedi parigine, sollecita una serie di annotazioni circa le meritevoli scelte progettuali. La prima è relativa al lavoro che viene svolto in ambito morfologico, ossia alla lettura dei lotti che determinano il contesto -cortine continue che corrispondono ai singoli isolati con il vuoto dei cortili all'interno- e la scelta di lavorare per contrasto su due livelli. Il piano terreno del museo costruisce il volume urbano con il verde e ridisegna il vuoto dei cortili sotto al vero edificio. Ai piani superiori l'edificio prende il posto del vuoto sottostante mentre lo scemare della vegetazione determina un vuoto che contrasta con gli allineamenti urbani. L'individuazione tipologica è molto coerente con il tema e con una tesi da sostenere in un paese caparbiamente democratico, ossia che tra le culture che caratterizzano i continenti del globo non esistono e non sono ...

LE MEDITATE DISTANZE DI PAOLO ZERMANI

L’architettura non ha fondamenta più solide se non nell’immaterialità della poetica. Il movimento della fissità di un’ombra portata su di un muro in laterizio lungo il corso della giornata è l’impalpabile indizio della sosta e del passaggio di un architetto costruttore di luoghi. Paolo Zermani, uomo di sanguigna e di lettere, è testimone di come il progetto dell’architettura sia complementare alla ricerca teorica: professore ordinario in composizione architettonica presso la Facoltà di architettura di Firenze, accademico di San Luca, visiting professor presso la  Syracuse University, fondatore e coordinatore dei Convegni sulla “Identità dell'architettura italiana”, è autore di diversi libri che descrivono con perseveranza il logico principio di rinnovamento della tradizione architettonica. Tra le opere si ricordano quelle che affiancano le quattro conferenze riportate nel libro:  la cappella sul mare a Malta (1989), il famedio e museo per la sepoltura degli uomini illustri d...

terzo tempo

Ci volevano i nuovi Ruccellai o Medici a noi contemporanei, per pacificare due caratteri rocciosi -un po' spigolosi ma come le pietre ben intagliate e molto dure- come Rem Koolhaas e Salvatore Settis. Ancora si vedono al largo i bagliori delle loro disfide veneziane che già li troviamo fianco a fianco a presidiare il vernissage della semiapertura della Fondazione Prada a Milano. Insomma dopo essersele ben bene date (a parole) eccoli in uno splendido terzo tempo, accomunati da progetti culturali capaci di pacificare il classico con il contemporaneo. Il terzo tempo porta sempre energie positive e hic et nunc  getta benzina sul fuoco meneghino speriamo capace di illuminare la notte italiana. Un bell'articolo da Il Giornale dell'Architettura riporta il clima della portata dell'evento e dell'opera, e a contorno di articoli internazionali. Ci impegnamo a riferire alla nostra prossima visita. http://ilgiornaledellarchitettura.com/articoli/2015/4/124174.html http:/...