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Per una ecologia integrale

Una delle sensazioni che serbo con senso di piacere è l'associazione delle vacanze a libri letti o dischi ascoltati: sono come ripercorrere alcune tappe che caratterizzano il mio percorso esistenziale. Alcuni sono incredibilmente assurdi o degni di psicanalisi come il libro degli esercizi di matematica tra la seconda e la terza media, It di Stephen King in quarta superiore che mi ha immobilizzato accaldato e sudante per una settimana sul copriletto della mia camera a giugno, e potrei citarne altri tra alti e bassi. Questa estate ho letto tre libri. Uno tanto minuscolo quanto dirompente. L'ho distrutto perché lo portavo con me tra le spiagge e il portico della piccolissima casa che abbiamo affittato nel sud della Sardegna. In famiglia siamo in tanti, eravamo in una piccolissima casa, con un grandissimo giardino e grandissime spiagge, e quindi dove c'è sempre un gioco o una chiacchiera da fare, tra bagni, docce , cene, riordini, passeggiate e così via, ci si ritaglia il tem...

LE MEDITATE DISTANZE DI PAOLO ZERMANI

L’architettura non ha fondamenta più solide se non nell’immaterialità della poetica. Il movimento della fissità di un’ombra portata su di un muro in laterizio lungo il corso della giornata è l’impalpabile indizio della sosta e del passaggio di un architetto costruttore di luoghi. Paolo Zermani, uomo di sanguigna e di lettere, è testimone di come il progetto dell’architettura sia complementare alla ricerca teorica: professore ordinario in composizione architettonica presso la Facoltà di architettura di Firenze, accademico di San Luca, visiting professor presso la  Syracuse University, fondatore e coordinatore dei Convegni sulla “Identità dell'architettura italiana”, è autore di diversi libri che descrivono con perseveranza il logico principio di rinnovamento della tradizione architettonica. Tra le opere si ricordano quelle che affiancano le quattro conferenze riportate nel libro:  la cappella sul mare a Malta (1989), il famedio e museo per la sepoltura degli uomini illustri d...

la quinta facciata

Le Corbusier diceva che è il quinto prospetto. Non è certo degno del grande maestro, anche se qualche assonanza c'è visto che si tratta di un asilo sulla copertura di un edificio, come nel caso dell'Unité, ma questo recente intervento fornisce l'abbrivio a qualche riflessione su uno dei lati nascosti dell'architettura. Anche nei nostri progetti tendiamo a trattare le coperture come un momento focale di ogni intervento, cercando di evitare a ridurre alla funzione di riparo e displuvio le falde o il piano sommitale dell'edificio. http://www.designboom.com/architecture/hibinosekkei-youji-no-shiro-ob-kindergarten-nagasaki-05-25-2015/ Recentemente il tema è stato affrontato anche in termini di sostenibilità energetica. Infatti è noto l'effetto di irraggiamento che hanno le coperture degli edifici nelle nostre città, se non adeguatamente progettate: è il cosiddetto effetto di "isole di calore", Ossia un innalzamento considerevole del calore dell...

Mostre che generano mostre

Così come era accaduto un secolo fa, il continente sudamericano sta vivendo una importante trasformazione socio-politica, con importante ricadute su quanto attiene alle città e all’ambiente. E come un secolo fa il mondo dell’architettura studia i fenomeni che governano -o che improvvisano- i processi di rigenerazione e di ampliamento del costruito, le ripercussioni sull’ambiente naturale, sulle popolazioni che da un lato cercano un riscatto nella vita urbana e dall’altro difendono territori vergini. Molto di quanto sta avvenendo è testimonianza di ciò che è trascorso anche in altre parti del globo o che potrebbe avvenire.  Mostrando le fotografie ricavate da un unico reportage, nel 1955 il Moma metteva in scena una inchiesta sui repentini sviluppi urbanistici del continente sudamericano e una prima riflessione sui principi teorici e stilistici del Movimento Moderno che, via Stati Uniti e risapute consulenze di Le Corbusier, erano da poco sbarcati in quelle lande. Da allora le tra...

Interstizi

Il coraggio di investire e di perseguire l'attività professionale, anche in momenti critici come quello che stiamo attraversando può giungere non solo da coloro che sono arrivati al successo o dai motivatori, ma anche da quelli che ci potrebbero apparire come sconfitti dagli emarginati, da chi non serve più nelle offerte di mercato. Al Pac di Milano si tiene una lodevole iniziativa, intitolata Ri_Scatti, che ha visto coinvolti quali promotori i volontari di un paio di associazioni e agenzie fotografiche (vedi link), che prima hanno tenuto un corso di fotografia a persone senza dimora e poi, consegnate loro delle macchine fotografiche, li hanno trasformati in reporter della quotidianità. La lettura dei luoghi urbani è frutto di una sensibilità onirica ed estremamente schietta, dove il sogno del riscatto è scandito dalle difficoltà più crude come la fame, la stanchezza il riparo dalle intemperie. PAC MILANO RI_SCATTI Ma chi sono questi senza dimora, quali le loro capacità...