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Grazie e un nuovo Consiglio

Lo facciamo tutti e io sono un esperto: le liste di fine anno. Un punto che mi rincorre in realtà dalla scorsa estate è una lettera di ringraziamento a chi aveva posto un po' di fiducia in me, votandomi per il nuovo Consiglio dell'Ordine degli Architetti. Quindi grazie. E' stata una breve ed interessante esperienza fatta di brevi incontri, telefonate e poi, ancora più curioso, di nuove conoscenze: ho avuto il piacere di incontrare di persona colleghi che incrociavo virtualmente sul web o per interposte persone. E anche dopo la mia non elezione abbiamo continuato a scambiare qualche idea, con la promessa che le avrei in qualche modo organizzate e condivise. Prima di farlo vorrei spendere due parole per il Consiglio in carica, commentando i primi strumenti adottati e presentati durante la riunione di dicembre. Da iscritto mi sento rappresentato e credo che si stiano muovendo con la giusta misura tra cautela e spirito di iniziativa e reputo positive tutte le iniziative intercorse. Unica nota stonata l'abolizione dei fondi per le pubblicazioni. La costruzione di una biblioteca aperta agli iscritti credo che abbia più di un aspetto di rilevanza: patrimonio culturale a disposizione di tutti, luogo di ricerca e di scambio, diffusione della cultura architettonica. Per fare un esempio, in una libreria di grandi dimensioni della nostra città, sino ad un paio di anni fa, un reparto era dedicato all'arte e all'architettura con un paio di centinaia di titoli disponibili. La scorsa settimana quel reparto era ridotto ad un piccolo espositore, posto in un angolo tra il nutrito reparto di cucina e i gialli, con cinque o sei libri molto generici tra il scopri l'architetto che c'è in te (ovvero impara a fare a meno degli architetti e accontentati beatamente) e le più belle case del mondo scelte un po' a caso (sottotitolo: va bene tutto, l'importante è che sia strano, anzi, un po' mosso e particolare). Ecco, resistere a questa deriva è un ulteriore criterio per non azzerare le spese per abbonamenti e acquisti di libri specifici, incoraggiandone invece l'utilizzo. Dove collocare questa biblioteca e come farla funzionare? E qui ecco cosa è emerso nei citati incontri. La prima questione, mi sembra di aver capito, è ad oggi lasciata in sospeso: ci sta che dopo una operazione tanto complessa quanto incompresa, si facciano calmare gli animi per poi, ci si immagina, riprendere i ragionamenti. L'attuale sede ha evidenti limiti. La seconda introduce una proposta: la possibilità che alcuni tirocini degli studenti universitari si possano svolgere a servizio dell'Ordine. Credo che per uno studente impiegato su progetti specifici sia molto formativa. Quali mansioni potrebbero svolgere: il funzionamento della biblioteca, la partecipazione ai gruppi di lavoro che il nuovo Consiglio intende avviare e quindi dare manforte alla stesura di bandi di concorso (istruttorie, disegni, campagne fotografiche, testi...), la formazione, eventi dedicati alla divulgazione. Forse non tutti gli studenti pensano di svolgere la professione in uno studio una volta laureati ed un tirocinio, con queste finalità, sarebbe una risorsa preziosa per entrambi, con una ricaduta favorevole ad una questione di importante rilevanza: i rapporti con l'Università di Parma. Urge per entrambi una maggiore sinergia. La formazione è l'anello di congiunzione ideale: quanti corsi multidisciplinari di aggiornamento sarebbero già pronti e a disposizione per gli iscritti da parte dell'attuale Facoltà di Architettura (ora si chiama Dipartimento di Ingegneria e di Architettura), una struttura che svolge quotidianamente formazione e soprattutto ricerca, con centinaia di unità lavoro dedicate tra docenti, ricercatori, dottorandi e studenti? Il 90% della formazione necessaria a noi iscritti sarebbe già coperta con una qualità certificata da enti ministeriali. In questi pochi mesi purtroppo sono passati già troppi eventi che avrebbero potuto avere l'accreditamento per i valori scientifici proposti (molto più alti di altri commerciali) e che appaiono ai più rimasti impantanati in dispute che generano solo disservizi.
A proposito di sinergie con enti esterni è apprezzato che l'Ordine possa fare da filtro tra i professionisti e le istituzioni con cui quotidianamente si ha a che fare, con tavoli di confronto propositivi ed operativi utili a superare alcune incomprensioni sulle interpretazioni normative. Forse meglio non concentrarsi su di una istituzione in particolare mettendola sotto la lente di ingrandimento ed organizzando magari raccolta di dati da entrambe le parti in modo più trasversale.
L'utilizzo più sinergico delle risorse che potrebbero essere coinvolte, a costo zero, e già disponibili potrebbero generare un importante ritorno per la nostra professione: dell'università si è già detto e ad essa andrebbero aggiunte altre categorie professionali con le quali fare alcuni eventi e collaborazioni, alcune avviate dal precedente mandato.
In ultimo rimane l'auspicio per una maggiore attenzione verso l'intero territorio provinciale rispetto al passato e l'annunciato concorso in fase di redazione va in quella direzione. Un territorio che sta attraversando un periodo di grandi fragilità e per il quale -ancora con l'università- si possono svolgere ricerche e avanzare proposte.
Seduti al tavolo del proprio studio appare tutto alla portata e facilmente realizzabile. Quanti punti di quante liste si vorrebbe che gli altri svolgessero per noi? E allora grazie agli undici che si sono proposti e lo stano facendo. A noi non resta che rispondere alle loro chiamate e continuare a pungolarli con nuove proposte.

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